Mappa Côtes du Rhône sud

Mappa Côtes du Rhône sud


Riprendiamo il viaggio in Côtes du Rhône meridionale ed arriviamo finalmente all’AOC più importante della zona: Châteauneuf-du-Pape.
Un po’ di storia: All’inizio del XIV secolo Roma non era più sicura per i papi, dopo che Bonifacio VIII fu schiaffeggiato ad Anagni e poi Benedetto XI morì in circostanze misteriose, i francesi riuscirono a far eleggere papa un loro connazionale, Bertrand de Gotche prese il nome di Clemente V e che decise di trasferire la sede papale ad Avignone.
Da tempo, grazie al Trattato di Meaux, lo Stato della Chiesa possedeva l’attiguo Contado Venassino.
Ai tempi di Giovanna regina di Napoli (quella che diede nome alle damigiane) e contessa di Provenza, il papato poi perfezionò l’acquisto di Avignone.
Sotto il regno di Giovanni XXII, il secondo dei sette papi di Avignone, divenne la residenza estiva del papato. Per questo il prezioso nettare prodotto in questi luoghi, si alzò al rango di “Vin du Pape”.
Il vigneto la Crau piantato a Grenache nel 1898

Il vigneto la Crau piantato a Grenache nel 1898


Questo contribuì in maniera straordinaria a costruire l’immagine dei vini della zona e a favorire lo sviluppo della viticoltura

Si tratta di un cru di ben 3.161 ettari in produzione su 5 comuni: Châteauneuf-du-Pape, Bédarrides , Courthézon, Orange e Sorgues.
Occupa tre tipi di suolo: la principale è costituita da depositi di calcio Urgoniano (stratificazione di coralli), una sabbie bianche e argilla rossa e la terza sono ciottoli fluviali di quarzite e silice delle Alpi.
Il Rosso rappresenta il 94% del totale e il bianco il 6%.
Il disciplinare prevede l’utilizzo di: grenache, syrah, mourvèdre, picpoul, terret noir, counoise, muscardin, vaccarèse, picardan, cinsaut, clairette, roussanne, bourboulenc.
Il Grenache rappresenta il 74% del totale.
Molte le “vieilles vignes”.
Il più prestigioso e indiscusso «leader» è Château Rayas che è Grenache in purezza, caso abbastanza insolito.
Qualcuno come Beaurenard si vanta di utilizzare tutti i 13 vitigni consentiti, esistono poi tutte le soluzioni intermedie.

Rayas

Rayas


A seguire troviamo Beaumes des Venise.
I comuni su cui ricade la Aoc sono: Beaumes-de-Venise, Lafare, Suzette e LaRoque-Alric
Solo rosso, su 600 ettari.
Venise non ha niente a che fare con Venezia e deriva da Venassin, nome del contado appartenuto ai papi.
Vitigni ammessi: Grenache (minimo 50%) e Syrah (25% minimo), Mourvedre e altre varietà max 20% e vitigni a bacca bianca consentiti max 10%
Altro cru è invece il Muscat de Beaumes de Venise, ottenuto dal Muscat à petits grains e in piccole percentuali è ammesso anche il Moscato bianco, entrambi discendente delle Apianae citate da Plinio il vecchio.
Comuni coinvolti: Beaumes-de-Venise e Aubignan
Occupa 529 ettari.
Si tratta di vini liquorosi con aggiunta di alcol a 96° in percentuali tra il 5 e il 10.
Sempre scendendo a sud troviamo Lirac, uno dei cru più meridionali della Valle del Rodano . Questo cru si è affermato quasi nell’ombra, lentamente, lontano dai sentieri battuti. Tuttavia, le viti sono coltivate fin dai tempi antichi. E’ stato classificato cru della Côtes du Rhône dal 1947. La denominazione occupa 782 ettari e comprende i migliori terreni di 4 comuni: Lirac, Saint-Laurent-des-arbres, Saint-Géniès-de-Comolas et Roquemaure.
Beaumes-de-Venise

Beaumes-de-Venise


Già nel Medioevo erano noti i vini di questa zona.
I produttori di Lirac hanno anche registrato una bottiglia particolare che può essere utilizzata solo dai produttori di questa Aoc cru .
Lo stile dei vini Lirac è: potente, strutturato e aromatico, ma fresco e sempre elegante.
La diversità dei suoli e del clima mediterraneo della denominazione consente la piena espressione di molti vitigni. Così, il Grenache, Syrah, Mourvèdre e Cinsault prosperano su lastre di argilla frammiste a grandi ciottoli, dove generalmente vengono concepiti i rossi strutturati. Nei suoli sabbiosi Grenache, Syrah e Cinsault solitamente generano i rosé Lirac. Infine, le varietà a bacca bianca come il Grenache Blanc, Bourboulenc, Roussanne e Clairette e in minor misura Picpoul, Marsanne e Viognier, somo solitamente a dimora su terrene più magri e aridi.
L’85% sono rossi, il 9% bianchi e il 6% rosé.
Il disciplinare prevede per il rosso :grenache noir (40% minimo), syrah et mourvèdre (insieme 25% minino), cinsaut, carignan (maximum 10%).
Per il rosé i vitigni a bacca bianca sono consentiti per massimo il 20%.
Per il bianco i vitigni principali sono: clairette, grenache blanc e bourboulenc. Nessun vitigno da solo può rappresentare più del 60%.
Mourvedre sinonimo del Muristellu

Mourvedre sinonimo del Muristellu


Lirac rosso ha un colore rosso rubino intenso, trasudano aromi di frutta rossa e nera e spezie. Con l’ivecchiamento emergono sentori di cuoio, liquirizia, tartufi e cacao.
Ha un buon potenziale di invecchiamento.

Lirac Rosé è di colore intenso e sostenuto, insolito per i rosé francesi. Il naso è sedotto dalla fragola, lampone e frutta rossa. Livi note affumicate.

Lirac bianco: chiaro e luminoso rivela note floreali e fruttate. Acacia, finocchio e pesca bianca, mela e frutti esotici. Con il tempo, si evolvono verso ricordi di miele.
Per concludere arriviamo al cru più meridionale di tutta la regione: Tavel.
In questo cru le uve vengono vinificate solo in rosa. I diversi vitigni sono mescolati prima della fermentazione. Molte varietà ammesse per la denominazione, ma nessuna deve superare il 60% del totale. Tuttavia è sempre il Grenache la base di Tavel.
I vitigni secondari Cinsault, Bourboulenc, Clairette (rosa e bianco), Mourvèdre, Picpoul (nero, bianco, grigio), Syrah. Più raramente utilizzato Carignan (bianco e nero) e la Calitor Nera, ma questi ultimi non possono superare il 10%.
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Il colore di questi vini è rosa salmone.
Tavel fu fondata nel V secolo aC. dai Greci, ma la vigna fu introdotta dai Romani.
Tavel si è sviluppata perché situata nel percorso principale di comunicazione tra l’oppidum di Roquemaure e Nîmes.
Sono stati trovati diversi reperti di questo periodo, come i frammenti di anfore decorate con uve di questo periodo.
All’epoca si chiamava Villa tavellis e diventerà negli anni Tavel, nome che appare per la prima volta negli scritti del XIII secolo.

A metà del XIV secolo, Papa Innocenzo VI, che aveva una predilezione particolare per i vini della riva destra del Rodano, fece sviluppare la viticoltura.
Dopo il ritorno dei Papi a Roma e fino alla rivoluzione, i vini di Tavel e della regione verranno esportati anche in Italia. Nel 1737, un editto reale vieta l’aggiunta di vini stranieri nella produzione della denominazione e dei vini di Tavel, così i barili dei vini qui prodotti porteranno la sigla COR (Côte du Rhône).
Il decreto finale per il riconoscimento dell’Aoc sarà rilasciato 19 novembre 1937.
Le vigne iscritte all’albo del cru Tavel coprono 902 ettari sulla riva destra del Rodano quasi tutti nel comune di tavel, con qualche ettaro nel comune di Roquemaure.
E’ stato un viaggio lungo oltre 200 km, adesso possiamo anche brindare.
Salute!

Tavel

Tavel

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