Il Sangiovese è uno dei vitigni italiani più importanti ed è l’unico vitigno previsto nella produzione del vino considerato il vino italiano a docg più prestigioso al mondo: il Brunello di Montalcino.
Si tratta del vitigno più coltivato in Italia ma ci sono 4.000 ettari di Sangiovese anche in Corsica.
Tante le peculiarità del Sangiovese, una tra queste è quella di essere un grande interprete del territorio.
Basti pensare a quanti vini diversi, ma intendo diversi anche dal punto di vista organolettico, si ottengono dal Sangiovese.
Oggettivamente è in grado di amplificare pregi e difetti di un territorio o addirittura di un’annata.
Infatti si tratta di un soggetto molto esigente, capace di comunicarci emozioni intense quando i suoli lo permettono e di esaltare le caratteristiche di una grande annata.
Il Sangiovese è anche capace di dare vita a vini molto longevi, probabilmente i più longevi in assoluto.
Esistono bottiglie di Brunello di Montalcino di oltre 100 anni in ottime condizioni presso l’azienda Biondi Santi e già nel 1875 la commissione ampelografica della provincia di Siena descriveva come integerrimo un Brunello prodotto a Castelgiocondo nel 1843. Al Castello di Nipozzano riposa in buona salute del Chianti di Nipozzano del 1864, che tra un anno compirà 150 anni!
Questo vitigno ama posizioni assolate, suoli ricchi di scheletro dunque molto drenanti e terreni in pendenza, mentre non da il meglio di sé in pianura e su terreni poco drenanti.
In Italia occupa l’11% della superficie dedicata a vigneto, la sua coltivazione è diffusa in ben 72 provincie
di 17 regioni. In Toscana, dove ha trovato la sua terra di elezione, il Sangiovese è presente obbligatoriamente in 29 Denominazioni di Origine, con ben 105 tipologie di prodotto caratterizzate da una percentuale maggiore o uguale al 60%.
Le origini e la provenienza del Sangiovese sono incerte: le prime informazioni sicure risalgono solo al XVI secolo, quando Giovan Vettorio Soderini, nel suo trattato “La coltivazione delle viti”, ne parla dicendo che «il Sangiocheto o Sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare». Anche l’origine del nome è incerta e varie sono le teorie: alcuni sostengono che derivi da “sangiovannese” in quanto originario di San Giovanni Valdarno; altri invece lo fanno risalire a forme dialettali (da “san giovannina”¬ uva primaticcia ¬ dato il suo precoce germogliamento a fine giugno per la festa di San Giovanni Battista), chi sostiene che derivi da “sanguegiovese”, ossia “sangue di Giove” (in quanto proveniente dal Monte Giove nei pressi di Santarcangelo di Romagna). Interessante anche l’ipotesi dell’origine etrusca del nome probabilmente derivante da thans-zusleva che in lingua etrusca significa “offerta di chi compie un rito”, dal momento che nei riti etruschi si utilizzava il vino.
Da recenti studi genetici sembra che il “Sangiovese”, a dispetto della sua diffusa e storica presenza nell’area romagnola e tirrenica, possieda parentele con vitigni coltivati nel Sud Italia, soprattutto in Campania e Calabria (Palummina Mirabella e Calabrese Montenuovo). Dieci varietà ne costituiscono la “famiglia” ed il Ciliegiolo sembra sia un suo discendente diretto.
Uno dei suoi nomi è Cordisco, che indica con certezza che si tratta di vitigno a maturazione tardiva.
Tra le caratteristiche del Sangiovese c’è anche quella di assumere nomi diversi in diverse zone, eccone alcuni: Brunello, Calabrese, Cardisco, Cordisio, Dolcetto precoce, Ingannacane, Lambrusco Mendoza, Maglioppa, Montepulciano, Morellino, Morellone, Negretta, Nerino, Niella, Nielluccia, Nielluccio, Pigniuolo rosso, Pignolo, Plant Romain, Primaticcio, Prugnolo, Prugnolo gentile, Prugnolo gentile di Montepulciano, Riminese, San Zoveto, Sancivetro, Sangineto, Sangiovese dal cannello lungo, Sangiovese di Lamole, Sangiovese dolce, Sangiovese forte, Sangiovese gentile, Sangiovese grosso, Sangiovese nostrano, Sangiovese piccolo precoce, Sangiovese polveroso, Sangiovese toscano, Sangiovetino, Sangioveto dell’Elba, Sangioveto montanino, Sanvincetro, Tignolo, Tipsa,Toustain, Uva Abruzzi, Uva Tosca, Uvetta.
Studi precisi sul confronto fra San Gioveto, Prugnolo e Brunello vennero compiuti a partire dal 1876 dalla Commissione ampelografica della Provincia di Siena. Apelle Dei, segretario di questa commissione, coltivò appositamente i tre vitigni in uno stesso appezzamento di terreno. Osservò quindi la loro evoluzione e le loro caratteristiche ed affermò infine che questi tre nomi rappresentavano un solo vitigno chiamato Brunello a Montalcino, Prugnolo a Montepulciano e San Gioveto o San Giovese nel resto della regione.
Dal punto di vista fisico il Sangiovese si caratterizza per le foglie di media dimensione, pentagonale, ma quasi tondeggiante, senza insenature pronunciate.
Il grappolo è medio, dalla forma a cilindro-piramidale, spesso alato, di solito spargolo, l’acino è medio, di colore nero-violaceo.
In realtà alcuni cloni hanno un acino più piccolo e questa caratteristica consente di produrre vini molto pregiati proprio perché il rapporto buccia/polpa è favorevole alla buccia, parte in cui sono contenute le sostanze più importanti e nobili.
La Marchesi de’ Frescobaldi attualmente ha in produzione 560 ettari di Sangiovese di 48 cloni diversi e conduce continuamente studi sul numero degli acini, il peso degli acini, i polifenoli, l’epoca di maturazione ecc.
Per esempio i Vct 102 nel 2013 ha dato mediamente grappoli con 95 acini del peso medio di 1 grammo ciascuno e il ccl2000/7 ha dato grappoli con 55 acini mediamente e con un peso medio di 1,4 grammi.
Al vigneto Ripe al Convento a Castelgiocondo prevalgono i cloni con acini piccoli e le rese spesso scendono sotto i 30 quintali l’ettaro.
Esistono ovviamente centinaia e centinaia di cloni e molti hanno molti acini o acini grandi, ma con il Sangiovese per fare grandi vini molto meglio gli acini piccoli!
Sangiovese
- 4 Aprile 2014 at 13:32
- by Sergio Di Loreto
- in Vino
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28 Agosto 2023
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